Dopo l’Accoglienza l’autonomia..i primi mesi di lavoro

A gennaio 2020 è ufficialmente partito il progetto “Dopo l’Accoglienza l’Autonomia“. Si tratta di un progetto di accompagnamento all’autonomia per richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria, una sorta di evoluzione del progetto di Accoglienza diffusa per richiedenti asilo e protezione internazionale in cui era impegnata negli anni scorsi l’Associazione La Comune.

I 7 beneficiari del progetto, 4 giovani nigeriani, 2 giovani senegalesi e un giovane nigeriano, tutti precedentemente accolti negli appartamenti di accoglienza diffusa che il Gruppo La Comune ha gestito assieme ad altre realtà del territorio nella zona della bassa e media Val Seriana, hanno come obiettivo quello di raggiungere l’autonomia (sia economica che pratica) e portare avanti la propria decisione di essere usciti dal circuito dell’accoglienza, riuscendo a provvedere autonomamente alle proprie principali necessità.
Il ruolo della Fondazione, quindi, è quello di supportarli, fornire loro informazioni per ciò che concerne le procedure legali ed amministrative legate al loro status, ma anche inerenti a questioni abitative, come per esempio la gestione dell’economia domestica, oppure a questioni lavorative, quali la gestione dei rapporti di lavoro o il supporto nella ricerca del lavoro stesso.

Dopo questi primi mesi di lavoro abbiamo cercato di fare il punto della situazione con Nicola Arizzi, responsabile del progetto, anche alla luce delle difficolta derivate dall’emergenza Covid.

La situazione BUROCRATICO-AMMINISTRATIVA: UNA QUESTIONE COMPLESSA

In questo momento sei di loro hanno ancora in corso la loro domanda di riconoscimento della protezione internazionale; si tratta di una situazione abbastanza complessa: ciascuno di loro, infatti, si trova in una fase diversa dell’iter legale delle
domande di asilo, e, con l’uscita dal sistema dell’accoglienza, non possono più usufruire del patrocinio gratuito.
Uno dei beneficiari ha invece ottenuto alcuni mesi fa il riconoscimento della protezione umanitaria e nel suo caso ci siamo attivati per supportarlo nella procedura di conversione del permesso di soggiorno.

LA SITUAZIONE ABITATIVA: LA GESTIONE DEGLI ASPETTI PRATICI DELLA VITA QUOTIDIANA

I sette beneficiari vivono attualmente in tre appartamenti dislocati nei comuni di Albino e Gazzaniga: 6 di loro condividono due appartamenti nella frazione di Vallalta del comune di Albino, mentre il settimo vive in un monolocale nel comune di Gazzaniga.

Tutti e tre questi appartamenti sono stati individuati grazie al supporto della rete di istituzioni e terzo settore che ha dato vita al progetto.

Una delle prime azioni del progetto è stata quindi quella di supportare i beneficiari in tutte le procedure amministrative necessarie alla stipula del contratto di affitto e delle utenze. In questa fase abbiamo anche svolto un lavoro di informazione e mediazione fra i proprietari delle case e i beneficiari.
Abbiamo inoltre accompagnato ed aiutato gli ospiti nella gestione del pagamento dell’affitto e delle bollette, nel subentro e nelle volture.
Tutti gli interventi sono comunque sempre stati fatti nell’ottica di facilitare una progressiva conquista dell’autonomia dei ragazzi, attraverso un accompagnamento, orientamento ed un rafforzamento degli strumenti da loro posseduti.

Ad oggi gli ospiti gestiscono in autonomia la maggior parte di queste pratiche.

LA SITUAZIONE LAVORATIVA: DURI CONTRACCOLPI PER L’EMERGENZA COVID

Il tema della questione lavorativa è diventato ancora più consistente e delicato in questi ultimi mesi in seguito all’emergenza COVID.

Al momento dell’avvio del progetto infatti nell’appartamento sito a Vall’alta in cui risiedono i 4 ragazzi nigeriani, tutti si trovavano in una situazione lavorativa più o meno stabile (due di loro con contratto presso una società connessa con l’aeroporto di Orio al Serio; due di loro con contratti intermittenti prestando servizio nel campo della ristorazione), potendo così contare sulle loro (seppur spesso limitate) risorse
economiche nella gestione della casa e del vivere quotidiano.
Anche per il secondo appartamento di Vall’Alta in cui risiedono i due ragazzi senegalesi, la situazione prima dell’emergenza li vedeva, lavorativamente parlando, impegnati con un contratto presso la Cooperativa La Ranica, e con il progetto
Garanzia Giovani sempre presso la stessa cooperativa.
Infine anche nell’appartamento di Gazzaniga in cui risiede da solo il ragazzo nigeriano, la sua situazione lavorativa lo vedeva assunto con contratto presso
un’azienda tessile.

Purtroppo, a seguito della situazione di emergenza COVID, tutti i ragazzi sono stati costretti a fermarsi e a non poter più lavorare; soltanto uno dei sette ha continuato a lavore, pur diminuendo il monte ore, perché la sua azienda ha avviato la produzione di mascherine in tessuto.

Chi non aveva il contratto ovviamente non ha potuto percepire alcun supporto economico, il tirocinio in corso con Garanzia Giovani è stato interrotto, mentre dei ragazzi assunti con contratto solamente due hanno percepito la cassa integrazione grazie all’anticipazione dell’azienda. Ad oggi gli altri sono ancora in attesa di riceverla.

Data la situazione, abbiamo anche provato a chiedere supporti economici (buoni spesa) ed altre possibili forme di assistenza al Comune di Albino, ma con scarso successo: date infatti le molte richieste ricevute, il Comune ha deciso di dare priorità alle domande presentate da famiglie con minori a carico e all’ordine cronologico delle domande. Allo stato attuale, l’invio delle domande è stato sospeso fino alla conferma
della mancata ricezione della cassa integrazione, requisito necessario per poter accedere ai voucher.

Tutto questo ha perciò creato non poche difficoltà economiche nei ragazzi che, non avendo più entrate ed un fondo economico sufficiente a cui attingere in caso di emergenza, si sono trovati a dover chiedere il nostro aiuto nel pagamento dell’affitto di questi mesi.
Ci siamo quindi mossi chiedendo l’aiuto ai sindaci e alla possibilità di utilizzare il fondo di garanzia per aiutare i ragazzi a pagare l’affitto di maggio (e
probabilmente quello di giugno).
A tal proposito è stato stipulato un accordo con i ragazzi, spiegando loro che si tratta di un prestito concesso data la situazione di emergenza e che, nei prossimi mesi, in base alla loro disponibilità economica ed in previsione di un’evoluzione lavorativa di ciascuno, si impegneranno a restituire.
Le modalità dovranno naturalmente essere concordate con ciascuno di loro rispetto alle diverse situazioni personali.

GLI  SVILUPPI DEL PROGETTO: LA DEFINIZIONE DI NUOVE PRIORITA’

L’emergenza Covid ha ovviamente avuto effetti anche sul nostro proposito di ampliare ad altri beneficiari il progetto di accompagnamento all’autonomia.

Per la riduzione del carico di lavoro e conseguente esubero di personale è stato interrotto un percorso di tirocinio a scadenza nel mese di marzo e finalizzato all’assunzione per uno dei nostri ex-ospiti di nazionalità pakistana, così come non ha avuto inizio il contratto di lavoro in una cooperativa per un altro giovane.

E’ inoltre saltata la possibilità di avviare due tirocini formativi per altri ragazzi.

Evidentemente sui percorsi di tutti questi ragazzi sta pesando la crisi lavorativa e l’incertezza del futuro.

Il tentativo di questo periodo è stato quello di ampliare la rete di relazioni e allacciare nuovi rapporti con imprese locali anche attraverso il ponte dell’associazionismo e delle agenzie di lavoro con cui abbiamo lavorato negli anni scorsi.

L’emergenza ci ha imposto di rivedere le priorità.
L’obiettivo primario ora è tamponare le emergenze lavorative e alleviare la sofferenza economica, cercando anche opportunità lavorative saltuarie e non continuative.

L’obiettivo a lungo termine rimane comunque quello di costruire percorsi lavorativi stabili, senza dimenticarci di chi aveva già dimostrato la volontà di perseguire un percorso di autonomia.

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