Come gestire le emozioni negative dei bambini

In questi mesi di quarantena la routine dei bambini è stata stravolta e questo può aver portato in loro grossi cambiamenti emotivi.
Spesso, però, i bambini non sanno dare un nome a ciò che stanno provando e di conseguenza non riescono a controllare le emozioni.
Può accadere in alcuni casi che cerchino altresì di nascondere ciò che sentono dentro di sé per paura di essere giudicati o di non essere compresi.
Per questo possono manifestarsi con più frequenza crisi di pianto o attacchi di rabbia.

Tutto questo avviene per un diffuso analfabetismo emotivo:

  1. che cosa son le emozioni?
  2. come si esprimono i sentimenti?
  3. come si gestiscono gli effetti negativi?

Negli ultimi anni, l’importante area dell’alfabetizzazione emotiva è stata sempre più valorizzata e trattata a scuola.
A causa dell’emergenza sanitaria, che ha costretto i nostri bambini e ragazzi all’isolamento a casa senza il supporto di insegnanti o specialisti del settore, la gestione e la comprensione delle emozioni e dei vissuti è stata delegata interamente ai piccoli e alle loro famiglie.

Cosa si può offrire loro per supportarli  nell’immediato e nel bel mezzo di quest’emergenza ?

É importante innanzitutto spiegare con parole semplici cosa stia realmente accadendo a livello mondiale e, al contempo, aiutarli a capire cosa sentono dentro di sé a causa dei cambiamenti da cui sono stati travolti (non poter uscire, sospendere tutte le attività sportive, non vedere amici e compagni, etc.).
Un secondo passo è quello di invitarli a non reprimere e a non evitare le emozioni “negative”, quali potrebbero essere la tristezza e la rabbia. Riempirli di cose da fare o cercando di distrarli in tutti i modi possibili con l’idea che “se le emozioni non si manifestano, non esistono” è una concezione errata e disfunzionale.

ASCOLTIAMOLI, senza interrompere e senza giudicare, cercando di essere propositivi di fronte anche alle emozioni negative.

Per esempio: vostro figlio è triste perché non può andare a giocare a casa del suo amico? Bene, chiediamogli se sa dare un nome all’emozione che prova, così da aiutarlo a comprendere meglio il significato del suo stato d’animo.

RASSICURIAMOLI, diciamo loro che è normale essere tristi e sproniamoli a parlare, senza forzarli, ma cercando di far capire che siamo li per loro e che abbiamo il tempo di ascoltarli.

PROIETTIAMOLI verso il FUTURO in modo propositivo, per esempio, dicendo che quando tutto questo passerà, potranno tornare a giocare, probabilmente con modalità differenti, ma ancora insieme.
Potranno allora prepararsi a quel momento creando magari un “regalo”, un disegno, un cartellone oppure stilando una lista dei giochi che andranno a fare con gli amici e perché no, provare ad inventarne di nuovi che poi potranno proporre.

Queste sono semplici linee guida che potranno aiutarci a potenziare l’importante area dell’educazione alla consapevolezza emotiva.
Permettere ai nostri figli di conoscere e gestire le proprie emozioni, non solo quelle positive, ma soprattutto quelle negative che spesso sono più complicate da comprendere, li aiuterà nel loro sviluppo e nella loro crescita.

Facendo questo non avrete evitato l’emozione, ma avrete reso più consapevole i vostri figli!

Dott.sa Arioli Alessandra

Consulente pedagogico per la disabilità e la marginalità

In collaborazione con:

Dott.sa Cacciavillani Anna

Psicologa dell’età evolutiva

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