Qualche consiglio per chi assiste persone con disabilità

Abbiamo chiesto a Francesca Durante, educatrice che da oltre 20 anni collabora con noi occupandosi di attività motoria per persone con disabilità all’interno di centri diurni, di darci qualche consiglio su piccole attività da poter fare in casa con le persone con disabilità intellettivo relazionale più o meno grave.

Le persone con disabilita intellettivo relazionale sono state molto colpite da questo brusco cambio di vita.

Un po’ come i bambini hanno dovuto “accettare” senza capire fino in fondo tutto quello che sta succedendo. Di punto in bianco sono state stravolte le loro abitudini, le loro routines, le loro certezze…

I centri diurni sono stati chiusi e le persone si sono trovate a dover trascorrere le loro giornate sempre a casa, in famiglia o in comunità, spesso senza avere la possibilità di essere seguite e di essere stimolate nella corretta maniera.

Cosa fare per assistere una persona con disabilità intellettiva grave?

Per le persone con disabilità intellettiva molto grave è importante non rimanere troppo statici o passivi.  Chi le assiste deve ricordarsi di continuare a stimolarle attraverso i 5 sensi.

Per farlo non servono grandi cose e basta lasciarsi ispirare dalle cose che ci circondano e che possiamo trovare in casa: si possono usare farine diverse, carte, scottex, le carta delle uova di pasqua, l’ acqua…o ancora si possono usare mattarelli, tessuti, teli, indumenti, calze e guanti da infilare e togliere…

Si possono creare scatole o sacchettini con materiali diverse in cui infilare le mani per esplorare.

Gli stimoli possono muoversi su molteplici livelli e possono essere visivi, uditivi, tattili…

Si può stimolare anche l’olfatto creando cestini con vari profumi.

Inoltre bisogna stimolare la prensione, l’utilizzo delle mani, delle dita, dei polsi, la coordinazione tra occhio e mano, la capacità di protendersi verso un obbiettivo.

L’istinto di afferrare è un instinto quasi primordiale, che in genere tutte le persone hanno: afferrare, avvicinare, magari portare alla bocca, proprio come si faceva da bambini. Quindi si può lavorare rafforzando questo istinto, stimolando a prendere oggetti, a protendersi per raggiungerli, a sforzarsi fino ad arrivarci.

Se qualcuno sta sempre a letto o in poltrona gli oggetti e i materiali da afferrare si possono appendere in modo tale da stimolare ad allungare arti superiori e anche gli arti inferiori.

Se qualcuno si muove soltanto a terra si possono utilizzare i diversi materiali anche per creare dei percorsi, per provare a muoversi nella stanza, cambiando direzione, spingendosi sulle mani.

E’ importante prestare sempre molta attenzione alla comodità della persona: mettere cuscini sotto alle ginocchia, cuscini per prevenire il mal di schiena e per sostenerla o per fornire un aiuto nello stare diritti, sgabellini o libri sotto i piedi se la persona è seduta.

Più ci si riesce a muovere megio è, quindi bisogna ricordarsi di stimolare il cambio di posizione ,anche quando si rimane sempre a letto: passare da supino al fianco, dal fianco a seduto,  appoggiarsi a una sedia per alzarsi, flettersi in avanti. La flessione è uno dei primi movimenti che si perde…quindi è bene prestare attenzione a questo aspetto.

Ogni stimolo può arrivare in vario modo…e suggeriamo di farlo come se fosse un gioco!

COME COMPORTARSI CON LA DISABILITA’ INTELLETTIVO RELAZIONALE MEDIA?

E’ bene tenere conto che con le persone con disabilità intellettiva media si ha spesso a che fare con compromissioni rispetto all’equilibrio e alle capacità cognitive: per mantenere le persone attive e vitali si possono ingaggiare in cucina: si può impastare insieme, spingere col mattarello, tirare, pesare, assemblare insieme degli ingredienti…tutto ciò va a sollecitare l’aspetto cognitivo.

Dal punto di vista percettivo-motorio lo stimolo che si può dare è quello di camminare in diverso modo, cambiando spesso direzione, magari muovendosi a ritmo di musica (con le musiche che a loro piacciono!). Si può giocare sui cambi di equilibrio e i cambi di peso da un piede all’altro, fare piccoli passi, girare intorno alle sedie e ai mobili, fare passi laterali, passi all’indietro, girare, chinarsi a raccogliere oggetti o materiali…

Usando i materiali che si hanno in casa si può anche trovare il modo di stimolare il proprio corpo con un massaggio: ad esempio si possono usare delle palline da tennis o di altro tipo, oppure anche un mattarello può essere usato per massaggiare i piedi, semplicemente appoggiandoceli sopra e facendolo muovere avanti e indietro.

Ogni oggetto può diventare strumento per muovere le braccia in diverse direzioni, in diversi piani.
Ogni idea che può venirci è valida: l’importante è lavorare per favorire la mobilità della schiena.
Alcuni eserci che si possono fare: andare a testa in avanti, muovere la testa lateralmente, provare a muoversi con una torsione del busto (la torsione è quella che crea maggior difficoltà).
Tutto ciò va fatto per non atrofizzare la capacità di muovere la colonna vertebrale e anche il bacino in tutte le direzioni.

E poi si può ballare. Ballare fa sempre bene, e mette anche di buon umore!

Non perdete occasione per favorire unarisata, per giocare, per vivere un momento divertente: ridere fa bene e apre il respiro!

Un aspetto molto importante è quello delle autonomie: la conquista di autonomie è un processo lungo e complesso, fatto di tanti piccoli step e routine che portano a essere autonomi su aspetti importanti della vita quotidiana.
Non si può rischiare di perdere tutte le autoniomie faticosamente conquistate come ad esempio mettersi e togliersi le scarpe, mantenere l’igiene… quindi bisogna provare a ricreare delle piccole routine che permettano di coltivarle anche stando in casa!
Va quindi rimodulata una routine per adattarla a questa situazione fuori dalla normalità. E’ importante avere unoschema della giornata, magari disegnato o fatto come un diario con le immagini.
Sapere cosa c’è prima e cosa c’è dopo può aiutare a calmare l’ansia e a dare senso di sicurezza e di adeguatezza.

Si può anche pensare di tenere un diario della quarantena per le persone cognitivamente più alte: questo potrà servire come elemento da condividere una volta che riapriranno i centri diurni, oppure come strumento per rielaborare e fare proprio ciò che sta succedendo.

 

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