Il cambiamento del terzo settore: verso una nuova professionalizzazione

Chiara Martinelli, esperta in organizzazione di impresa che collabora con la nostra Fondazione, ci racconta come il mondo del terzo settore non debba tirarsi indietro davanti a un confronto col mondo profit, ma possa, invece, trarne insegnamenti e spunti che, in una prospettiva differente, possono contribuire a una nuova professionalizzazione. La Riforma del Terzo Settore impone questa sfida. E noi siamo pronti ad affrontarla.

Come il mondo che le circonda, le realtà del terzo settore si sono profondamente trasformate ed oggi sono
qualcosa di molto più e molto diverso dall’immagine un po’ retrò che le rappresenta come “un gruppo di
persone di buona volontà che si mette al servizio degli altri”.

Tra gli ETS troviamo realtà diversissime per finalità, dimensioni, servizi offerti, tipologia di struttura; alcuni problemi sono però comuni a molti, se non a tutti: come e dove trovare i finanziamenti che ci servono? Come rispondere al meglio alle disposizioni normative? Come usufruire correttamente dei vantaggi fiscali? Come mantenere il giusto equilibrio tra
l’efficienza necessaria per usare al meglio le risorse di cui disponiamo e il calore e l’umanità che comunque
una impresa sociale richiede?

La risposta (forse la prima di tante possibili) è: professionalizzarsi, confrontandosi apertamente con chi si
muove in questa realtà con successo da anni e, perché no, anche con il mondo del profit.

Il mondo dell’impresa ha infatti affrontato da tempo molte delle tematiche con cui oggi si confronta il terzo settore, anche se con un taglio prospettico diverso.
In particolare su alcune problematiche, per altro trasversali a tutti i settori industriali e di servizio, l’esperienza d’impresa può offrire validi spunti e suggerimenti anche al mondo del not for profit; penso soprattutto a due cose.
La prima è la necessità di ottimizzare il modo di funzionare dell’organizzazione, i suoi processi operativi; le risorse sono limitate (sia soldi che tempo, di professionisti e volontari): ma sappiamo davvero quante parte di queste sono effettivamente usate per produrre valore (cioè i servizi che gli utenti vogliono) e quanta parte invece va sprecata in attività “inutili” e / o poco produttive?

Esistono strumenti di analisi e ridisegno organizzativo che possono consentirci di liberare risorse da destinare realmente alla nostra mission.

La seconda è la gestione delle persone, in tutte le sue sfaccettature. Quanti si sono trovati a lavorare con validi professionisti, ma privi dello slancio necessario ad operare nel terzo settore, oppure con persone generosissime ma poco competenti? Come gestirle e trattenerle, utilizzandone e sviluppandone al meglio i talenti?

Anche qui, il mondo delle aziende ha sviluppato approcci e strumenti che possono essere adattati ed applicati con successo al terzo settore.
Formarsi e formare a questo le persone che operano negli ETS è una delle grandi sfide che dobbiamo affrontare per dare al sociale tutto il peso e lo slancio che merita.

Per informazioni sull’attività di consulenza e formazione che la Fondazione La Comune svolge per il Terzo Settore

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