Oltre l’integrazione: il lavoro sul gruppo

Abbiamo già parlato di come integrazione e inclusione non siano in realtà la stessa cosa, anche se ovviamente hanno dei punti di contatto e anzi la prima sia il presupposto affinché anche la seconda  possa sussistere.

I progettiTogether Nowvanno a lavorare su diversi livelli.

Il primo è quello a tu per tu con il bambino fragile o disabile: si crea una relazione e si cerca il modo per dare a lui gli strumenti per poter lavorare in un secondo momento con il resto del gruppo. La figura professionale coinvolta è quella dell’educatore.

Il secondo momento riguarda il passaggio dell’integrazione: il bambino fragile viene inserito all’interno del gruppo. Per questo serve la collaborazione di più figure professionali: un educatore che agevoli l’inserimento, un insegnante formato per poter accogliere e lavorare anche con bambini con fragilità e disabilità e un insegnante di supporto (figura analoga all’insegnante di sostegno a scuola) che possa essere un facilitatore per colmare il gap rispetto al resto del gruppo.

Su questa figura il Gruppo La Comune sta facendo serie riflessioni e sicuramente lavoreremo per formare in maniera professionale questa figura  che attualmente non è riconosciuta a livello istituzionale e non ha caratteristiche delineate nemmeno dal punto di vista degli studi necessari per svolgere un ruolo così delicato.

Infine c’è un terzo momento, importante allo stesso modo degli altri, in cui si va a lavorare sul gruppo. In questo caso è di nuovo la figura dell’educatore ad assumenre un ruolo centrale in quanto ha il compito di fornire al gruppo gli strumenti per comprendere i diversi linguaggi della fragilità e della disabilità e, una volta compresi, poterli non solo accettare ma anche valorizzare.

E’ in questo passaggio che si comincia davvero a parlare di inclusione.

Tale intervento ha il fine di  sviluppare a pieno le potenzialità:

-dei compagni attraverso la conoscenza e la presa di consapevolezza della diversità, potenzialità, apprendimenti, collaborazione, reciprocità derivante dall’incontro con  la disabilità.

– del disabile attraverso la riduzione di barriere psicologiche e sociali del gruppo, le quali possono trasformare la disabilità in handicap, ossia una condizione di svantaggio che deriva da fattori ambientali. L’handicap infatti è un  “fenomeno sociale, in quanto definisce le conseguenze sociali e ambientali che hanno per origine le menomazioni e disabilità di un individuo di fronte alle esigenze e attese dell’ambiente”.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità prevede il diritto a svolgere attività sportiva ed è collegato a un più generale diritto alla partecipazione alla comunità.

Il nostro intento è proprio di lavorare per poter garantire a tutti gli effetti tale diritto.

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